Trovo del tempo per scrivere, finalmente. Oggi pochi compiti da fare, perciò posso spendere un po' di tempo per scrivere qualcosa su Jaffa e Tel Aviv.
Già, è stato un weekend lungo (da venerdì a martedì) e molto turistico.
Sabato siamo stati a Tel Aviv. Non è così difficile spostarsi al sabato, pensavo fosse molto peggio. Certo, è un po' più dispendioso rispetto al resto della settimana, ma si trova sempre un taxi o uno sherut disponibile.
Una volta arrivati a Tel Aviv, le amiche che dovevamo incontrare hanno avuto l'idea di costeggiare la spiaggia per raggiungere Jaffa. Devo confessare che è stata una gran bella idea, nonostante la fatica. Non credevo di essere così fuori forma, e invece... tralasciamo.
In ogni caso, siamo partiti di buona lena dalla spiaggia, con qualche pausa qui e lì per riposare e scattare qualche foto.
E' stata una sensazione inebriante; correre con il vento tra i capelli, scivolare veloce tra cose e persone, il mare, che giaceva languido e un poco mosso al nostro fianco.
Jaffa poi, è particolarmente affascinante; è il posto ideale per chi abbia voglia di isolarsi e trovare ispirazione per scrivere. Ho la sensazione che Hemingway avrebbe potuto apprezzarla molto. E' un luogo tranquillo, non troppo trafficato, ma nemmeno troppo privo di vita. Sospeso tra la modernità del lungomare e la quiete della città vecchia. Si gira in pochissimo tempo, ma il piacere che se ne trae è inversamente proporzionale.
(Si nota che questo viaggio mi sta aiutando a maturare, adesso uso anche metafore matematiche).
Abbiamo visitato anche Yad VaShem, il museo dedicato all'Olocausto, ma credo che tenterò di scriverne qualcosa a breve, in un post a parte. E' impossibile liquidarlo in poche righe, ci sono troppe cose da dire, troppe cose su cui riflettere, troppe domande da farsi sul passato, sul presente e sul futuro. Sul perché dal passato non si impari nulla, sul perché allo stesso tempo però, non abbia senso l'affermazione "dopo tutto quello che gli ebrei hanno subito, ora fanno la stessa cosa agli arabi...". Non mi sto schierando, semplicemente, sostengo e sosterrò sempre che bisognerebbe distinguere tra ebrei e israeliani. Così come a volte bisognerebbe tentare di distinguere tra gli israeliani e il loro governo. Stando qui, ho imparato che ci sono ragazzi che si chiedono perché, per quale motivo lo Stato di Israele si prenda tre anni della loro vita nell'esercito. E ci sono anche ragazzi che si chiedono se è proprio vero tutto quello che hanno insegnato (o inculcato?) loro riguardo alla fondazione di Israele. Ad ogni modo, sono grandi spunti di riflessione.
Certo, è difficile sedersi e scrivere tutto con calma; succedono troppe cose, tutte insieme, una dopo l'altra. Io prendo appunti, fisso nella memoria, fotografo. Sono certa che il più uscirà una volta ritornata a casa, quando potrò ritrovare un po' di tranquillità per pensare, ricordare, riflettere e forse versare qualche lacrima di nostalgia.
Ultimo argomento del giorno, siamo stati a Gerusalemme un paio di volte. Il viaggio da Haifa a Gerusalemme, tra treni e autobus, è piuttosto scomodo, più che altro per la lunghezza del tragitto. Ma per me non è un problema; mi piace viaggiare in treno, posso isolarmi dal mondo con la musica, pensare, magari anche scrivere. In effetti, è nato persino un racconto, in treno. (E non scrivevo da tanto, è stato strano, e c'è un certo senso di dolore in tutto questo, che non riesco a spiegarmi). Il racconto, in ogni caso, è nato dopo un pomeriggio passato ad osservare famiglie di ebrei ortodossi.
La maggior parte delle famiglie è composta da una coppia che ha almeno 4 figli, ma è abbastanza evidente (dall'abbigliamento e dall'aspetto), che non ci sono esattamente le condizioni economiche per mantenerli. Questo perché il marito deve studiare, mentre la donna deve occuparsi di casa e bambini, e non sempre le è permesso o le è possibile lavorare. Riflettevo sulla condizione della donna, su come sia per me impossibile coprirmi da capo a piedi in piena estate, figuriamoci in Israele, indossando per altro vestiti che nascondano il più possibile la femminilità della donna in questione. Certo, ho visto anche donne che lasciavano trasparire una frangia fresca di parrucchiere da sotto il copricapo (sì, detto così non sembra granché, eppure, a quanto pare è un segno di emancipazione,) e addirittura donne a capo scoperto, evidentemente in stato interessante (quindi per forza di cose sposate). Ho visto donne cercare di mantenere la loro femminilità indossando vestiti alla moda, attillati, ma che nonostante ciò non rinunciavano ai collant, per coprire (anche se solo formalmente), le loro gambe. Mi sono interrogata su quante di queste coppie si sposino per amore, oppure per dovere, per convenienza. Certo, ho visto un marito che spiegava amorevolmente alla moglie incinta cosa c'era scritto in alcuni pannelli all'interno di Yad VaShem, poiché lei era costretta a sedersi in ogni sezione. Ho visto anche un marito scappare in treno da moglie e famiglia, per andarsi a sedere altrove e dormire.
Ho anche visto un ragazzo, in autobus, che non faceva altro che torturarsi i riccioli, dimenandosi sul sedile ogni volta che qualcuno entrava nel bus.
Ad ogni modo, vorrei concludere spendendo qualche parola su Gerusalemme, anche se questa città si meriterebbe pagine e pagine di parole, per la sua bellezza e le sue contraddizioni, per il suo caos che diventa rigido ordine nel quartiere ebraico. Si meriterebbe pagine e pagine di descrizioni su come il sole bacia e accarezza in mille modi il suo oro, il suo argento, le sue pietre. E ogni volta è un incanto diverso, ogni volta è una magia nuova, ma allo stesso tempo vecchia di secoli o millenni. Vorrei un giorno, potermi perdere tra quel labirinto di strade, vorrei perdermi nel mercato, percorrerlo tutto, assaporare ogni profumo e ogni suono. Vorrei sentire l'intensità del cuore del mondo che pulsa sotto la città, perché non può essere che lei il centro del mondo. Non è solo la Città Santa per eccellenza; è anche la Bellezza per eccellenza. Ed è indescrivibile lo stupore che mi prende ogni volta, come se la vedessi per la prima volta. Eppure è sempre lei, ma ogni volta è diversa. E le sue pietre raccontano storie del mondo e degli uomini, di guerre, sangue, preghiere, lacrime, di odio e amore. Ed è così difficile scrivere, non riesco ad addentrarmi nei particolari, perché sono già stati scritti libri su libri riguardo a questa città, e qualsiasi cosa io dica, so che è già stata detta. Ma so che quello che lei mi regala nel silenzio, o nel sussurro del vento che si alza leggero la sera, non appena scende il buio, è come fissato alle pareti del mio cuore e della mia anima, dipinto di colori lucenti, di tramonti e d'oro. E ogni volta che mi perderò nelle cose della vita, so che tra questi ricordi dipinti potrò ritrovarmi, e ritrovare un sorriso, seppur impregnato di nostalgia.
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