Rieccomi.
Ho latitato per un po', ma sono stata impossibilitata a causa dei compiti e delle preoccupazioni mondane.
Ho parecchie cose da scrivere, e ho preso qualche appunto, per non dimenticarmi di nulla. O almeno delle cose più importanti.
Prima di tutto, abbiamo visitato Akko, più nota forse come San Giovanni d'Acri. E' una cittadina tranquilla (eccetto la stazione, terribilmente caotica perché minuscola), per metà araba e per metà ebraica. La parte ebraica è segnalata da una Menorah gigantesca, appena fuori dalla stazione. La parte araba invece si distingueva perché... beh, era araba. Ovvero, mercati, balagan*, moschee.
Per prima cosa abbiamo visitato una moschea, detta "Al - Jazzar", dal nome del personaggio a cui è dedicata. Come ci ha spiegato la guida (una di quelle guide che prima ti propina la spiegazione, e poi ti fa intendere che vuole essere pagata), Ahmad al-Jazzar (1722 - 1804) era un cristiano bosniaco, che fu venduto come schiavo in Egitto. Entrò poi al servizio del Gran Vizir ottomano, e da lì cominciò -a quanto pare- una strabiliante ascesa al potere, che lo portò infine a diventare governatore di una zona sotto l'amministrazione ottomana, e perciò si stabilì ad Acri (qualcuno sta ascoltando i Queen, mi sento a casa. Scusate). Al - Jazzar ad ogni modo, è con osciuto per aver dimostrato capacità militari ragguardevoli, nel fermare l'assedio da parte di Napoleone Bonaparte, durante la sua Campagna d'Egitto, il quale non riuscì a far breccia nelle fortificazioni di Acri. Al - Jazzar, tra l'altro, significa "il macellaio", perché pare che non fosse proprio uno zuccherino, questo Ahmad. In ogni caso, è così tanto benvoluto e fortunato, che la sua tomba si trova in una moschea che contiene addirittura un pelo della barba del Profeta Muhammad (non chiedetemi perché o per come, non credo di volerlo sapere).
Dopo la visita ad alto contenuto storico-culturale, è seguito un pranzo ad alto contenuto calorico, a base di Shawarma.
Saziata la fame, ci siamo ridati alla cultura: immagino infatti che più che per la moschea e il pelo di barba del Profeta (con tutto il rispetto, eh!), Acri sia ben più conosciuta per la sua cittadella ottomana, costruita sui resti di quella edificata dai crociati appartenenti all'Ordine degli Ospitalieri. Essendo piuttosto grande, ci siamo limitati a visitare le sale dei Cavalieri; non c'era granché da vedere, nel senso che ovviamente c'erano soltanto dei saloni enormi e vuoti, con delle indicazioni riguardo alla funzione di essi nel passato. Probabilmente, se avessimo avuto una guida o avessimo letto qualcosa in proposito prima, sarebbe stato di sicuro più entusiasmante. Però devo dire che ho apprezzato la possibilità di passeggiare in silenzio, senza fretta, e di respirare comunque la sensazione di camminare attraverso luoghi, nei quali camminavano altre persone secoli fa. E quelle pietre secolari rimangono lì, a testimoniare una storia -piacevole o meno, questo dipende dai punti di vista- che appartiene chiaramente al passato, ma grazie a quelle stesse pietre, si aggrappa al presente. Mi piace camminare in posti che sono impregnati della storia che li ha percorsi; è come se i resti fossero imbevuti di cose, fatti, persone e parole, che ad un orecchio e ad un occhio attento, si fanno ancora presenti e vive.
Venerdì scorso abbiamo visitato anche Gerusalemme, ma ora è tardi, io sono sfinita e onestamente, a una visita del genere vorrei dedicare il giusto tempo e la giusta attenzione. Perché Gerusalemme, per quanto mi riguarda, è la città più bella del mondo ed unica nel suo genere e non posso affatto liquidarla in poche righe, con parole appesantite dal sonno.
Ad ogni modo, concludo il post con una nota felice. In realtà è una sciocchezza, ma è stata una piccola vittoria nei confronti dei miei timori riguardo ai miei coinquilini e riguardo l'idea che la gente possa aver da ridire mentre faccio qualcosa, come cucinare. Ebbene, oggi ho cucinato la mia prima vera pasta. Niente di istantaneo. Una pasta vera. Che soddisfazione. Comincio a sentirmi a casa!
*balagan = confusione in ebraico
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